Quaderni dei Georgofili

Valore storico e prospettive future per la coltivazione dell’olivo

M. Moriondo; G. Trombi; L. Leolini; S. Costafreda-Aumedes; C. Dibari; L. Brilli; M. Bindi

Accademia dei Georgofili
Pagine: 14
Collana: Quaderni dei Georgofili
Contenuto in: Olivo, olivicoltura, olio di oliva guardando al futuro

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L’olivo è una pianta tipicamente rappresentativa del clima mediterraneo e la sua distribuzione può essere considerata come un indicatore dell’effetto del cambiamento climatico all’interno del bacino stesso. In questa panoramica forniamo molte evidenze, derivanti dalla letteratura, dalle indagini archeo-botaniche e dall’analisi dei pollini fossili, che negli ultimi due millenni l’espansione e la riduzione dell’area di coltivazione dell’olivo è dipesa dai cambiamenti delle condizioni climatiche. Abbiamo identificato tre epoche principali in cui le evidenze supportano chiaramente l’espansione o la riduzione della superficie coltivata a olivo, ovvero l’Optimum Climatico Romano (OCR, 300 a.C.-400 d.C.), l’Anomalia Climatica Medievale (ACM, 900-1200 d.C.) e la Piccola Era Glaciale (PEG, 1400-1900 d.C.). La progressiva espansione dell’Impero Romano unita a temperature più favorevoli favorì la progressiva espansione della coltivazione dell’olivo durante il primo secolo d.C. Dopo l’età romana, la ACM è stata riconosciuta come un periodo di espansione dell’olivo come conseguenza delle condizioni del mite inverno. Durante la PEG, gli oliveti di tutto il bacino del Mediterraneo furono ridotti in dimensione dalle rigide temperature invernali. A seguito dell’aumento delle gelate, gli alberi situati nell’Italia settentrionale (lato centrale e occidentale della Pianura Padana meridionale) furono danneggiati in modo irreversibile, probabilmente costringendo la coltivazione dell’olivo in quest’area. Attualmente l’olivo coltivato sta crescendo a ritmo serrato nell’Italia settentrionale, dove nel XX secolo era scarsamente presente, mentre le simulazioni per il prossimo futuro hanno evidenziato che l’espansione della specie verso nord, come previsto entro il 2100, non era mai stata sperimentata nel passato. I risultati di questa panoramica dimostrano che: a) l’olivo può essere considerato uno dei migliori indicatori del clima mediterraneo e la sua distribuzione può essere utilizzata come indicatore anche per i futuri cambiamenti climatici dell’area; b) mentre il riscaldamento del XX secolo può essere paragonabile al periodo caldo medievale, il riscaldamento previsto nel prossimo secolo è senza precedenti nel bacino del Mediterraneo.