Quaderni dei Georgofili

Guardando al futuro dell’olivicoltura del Nord-Est

Franco Meggio; Benedetto Ruperti; Enzo Gambin; Antonio Volani; Giovanni Alberton; Giulio Gilardi; Andrea Pitacco; Massimo Ferasin; Gianni Borin; Claudio Giulivo

Accademia dei Georgofili
Pagine: 18
Collana: Quaderni dei Georgofili
Contenuto in: Olivo, olivicoltura, olio di oliva guardando al futuro

Copyright Accademia dei Georgofili

Negli ultimi anni nuove problematiche sono emerse per le colture agrarie del Paese e in particolare per la vite e per l’olivo, che rappresentano eccellenze produttive nazionali, nonché “spina dorsale” dell’agricoltura nelle zone più difficili e marginali del Nord-Est. Queste coltivazioni in completa e “storica” sintonia con le potenzialità pedoclimatiche del territorio, sembrano avere perso improvvisamente la normale capacità di resistere agli stress ambientali, sviluppando complesse sindromi. Fattori multipli, abiotici e biotici, e forse pure tecnici, sembrano determinare questi processi di indebolimento e di crisi, che spesso si manifestano con la perdita anche completa della produzione. Gli andamenti meteorologici piuttosto anomali delle ultime stagioni sono probabilmente il fattore scatenante sia attraverso l’effetto diretto sulla fisiologia della pianta sia interferendo con la pressione, l’aggressività e la virulenza di patogeni e parassiti. Questa situazione è particolarmente critica per l’olivicoltura del Nord-Est, che ha già in genere produzioni di olive piuttosto basse, anche se accompagnate da qualità dell’olio extravergine ampiamente riconosciute e apprezzate. Per questo i produttori sono sempre più preoccupati per la sopravvivenza economica della loro attività. Al fine di ovviare all’incertezza della produzione risultata nel Nord-Est sensibilmente grave nelle ultime annate, è stata effettuata un’attenta analisi degli eventi meteorologici in corrispondenza delle fasi fenologiche fondamentali per la produzione (differenziazione delle gemme, fioritura, allegagione e cascole) e vengono delineate alcune possibili soluzioni agronomiche a livello di architettura e di gestione degli oliveti capaci di aumentare la loro resilienza. Per quanto riguarda il modello di piantagione e i suoi effetti sull’equilibrio vegetativo-produttivo degli alberi si indicano alcuni criteri per i nuovi impianti e si suggeriscono possibili interventi su quelli esistenti, che risultano in molti casi troppo densi. Per realizzare e mantenere tutti gli alberi in equilibrio vegetativo-produttivo si richiamano le basi fondamentali per una corretta gestione dell’oliveto ossia potature, fertilizzazione, dotazioni idrica e difesa fitopatologica ben coordinate per assicurare condizioni ottimali nelle fasi più critiche per la produzione di olive. Considerando che nel prossimo futuro il clima nel Nord-Est evolverà ulteriormente verso aumenti e/o modificazioni delle temperature medie e con precipitazioni molto irregolari e altre anomalie, alcune attuali aree si potrebbero trovare in condizioni sfavorevoli per una economica coltivazione dell’olivo. Senza abbandonare tali aree per la loro funzione paesaggistica e tradizionale, si ritiene che, come indicano alcuni studi preliminari, l’attuale produzione di olive e di oli extravergine del Nord-Est potrebbe essere mantenuta e aumentata significativamente, considerando che i mutati parametri climatici consentirebbero di estendere la coltura a nuovi areali della cintura Prealpina a quote sub-montane o con giaciture più favorevoli alla meccanizzazione, aree possibilmente collegate alle zone DOP già esistenti nel Nord-Est.

Abstract

In recent years, new threats have been challenging Italian agricultural crops and in particular the grapevine and the olive, which represent national production excellences and are the “backbone” of agriculture in the most difficult and marginal areas of the North-East. These crops, which were in complete and “historical” harmony with the pedoclimatic potential of the region, seem to have suddenly lost their normal ability to resist environmental stress, developing complex syndromes. Multiple factors, abiotic and biotic, and perhaps even technical, seem to determine these processes of weakening and crisis, which often result with the complete loss of yield. The rather anomalous meteorological conditions of recent seasons are probably the trigger, both through the direct effect on the physiology of the plant and by interfering with the pressure, aggressiveness and virulence of pathogens and parasites. This situation is particularly critical for olive groves, which generally have a rather low crop but produce a widely recognized and appreciated olive oil quality. Growers are therefore increasingly concerned about the economic sustainability of their business. In order to understand and reduce the uncertainty of yields in the North-East, which has been serious in recent years, a careful analysis of the meteorological events was carried out, in correlation with fundamental phenological phases (bud differentiation, flowering, fruit set and fruit drop). Some possible technical solutions in terms of design and management of olive groves to improve their resilience are outlined. Concerning the planting model and its effects on the vegetative-productive balance of the trees, some criteria for new plantations are indicated, as well as possible modifications on existing ones, which in many cases are too dense. To create and maintain all trees in a good vegetative-productive balance, the fundamental bases for a correct management of the olive grove are remarked, i.e. a proper coordination between pruning, fertilization, water supply and plant protection to ensure optimal conditions in the most critical phases for the production of olives. Considering that in the near future the climate in the North-East will further evolve towards increases in average temperatures, with very irregular rainfall and other anomalies, some areas under cultivation could become unfavorable for an economic olive production. Without abandoning traditional areas, which retain important landscape and traditional values, it is showed that, as some preliminary studies suggest, the current production of olives and extra-virgin oils from the North-East could be maintained or even significantly increased. In fact, the changed climatic conditions would allow the extension of cultivation to new areas of the sub-alpine belt at sub-mountain altitudes or in terrains with more favorable conditions for mechanization, possibly connected to the already established PDO areas of the North-East Italy.