Quaderni dei Georgofili

Scelte agronomiche e competività dell’olivicoltura italiana

Tiziano Caruso, Giuseppe Zimbalatti

Accademia dei Georgofili
Pagine: 30
Collana: Quaderni dei Georgofili
Contenuto in: Olivo, olivicoltura, olio di oliva guardando al futuro

Copyright Accademia dei Georgofili

In olivicoltura, per far fronte alla carenza di manodopera e al crescente aumento dei costi di produzione, sin dagli anni ’70 viene perseguito l’obiettivo di meccanizzare integralmente la raccolta. Solamente negli ultimi venti anni, dopo che sono stati sviluppati sistemi di impianto superintensivi, che consentono l’impiego di macchine scavallatrici, il problema sembra abbia trovato soluzione. La diffusione degli impianti superintensivi solleva tuttavia forti perplessità sotto l’aspetto ambientale e sociale, determinate soprattutto dal numero esiguo di cultivar che può essere utilizzato (attualmente 2-3) rispetto alle oltre 100 varietà oggi più o meno diffusamente coltivate nel mondo. L’olivicoltura insiste infatti su oltre 11 milioni di ettari e benché sia praticata per lo più nei Paesi del Mediterraneo, i vari distretti olivicoli nei quali viene praticata sono contraddistinti da spiccate differenze nel clima e nel suolo e nella frequenza e natura degli stress ambientali, ai quali si è, fino ad oggi, fatto fronte con la grande diversità varietale. In attesa che anche con l’ausilio delle nuove tecnologie a supporto del miglioramento genetico sia reso disponibile, nel medio termine, un più ampio panorama di cultivar, adatte alle nuove esigenze agronomiche dell’olivicoltura, nel breve periodo si rende necessario sviluppare nuovi modelli di impianto. I nuovi oliveti dovranno consentire di valorizzare le cultivar attualmente presenti nei vari comprensori olivicoli, a prescindere dalla loro attuale diffusione e importanza colturale, per aumentare la produttività e favorire la meccanizzazione della raccolta e della potatura. Così come avvenuto per la frutticoltura, bisognerà puntare sullo sviluppo di “oliveti pedonali”, basati su piante con chiome di modeste dimensioni e la cui sommità possa essere raggiunta facilmente dall’uomo da terra e scavalcata da macchine che possano effettuare, in modo mirato, trattamenti antiparassitari potatura e raccolta.

Abstract

In order to cope with the shortage of labor and the increasing production costs, the objective of fully mechanizing olive harvesting has been pursued since the 1970s. Only in the last twenty years, after the adoption of super-intensive planting systems and the development of appropriate straddle machines, the problem seems to have found a solution. The spread of super-intensive plantings however raises serious environmental and social concerns, mainly because of the small number of cultivars that can be used (currently 2-3), compared to over 100 varieties today cultivated across the world. Olive growing indeed insists on over 11 million hectares and, despite its being practiced mostly in the Mediterranean countries, the numerous olive growing districts are characterized by deep differences in climate and soil and in the frequency and nature of environmental stress. To date, olive has coped with those sources of biotic and abiotic stress thanks to the great cultivar diversity. Pending that the new technologies supporting genetic improvement will provide a wider number of cultivars suitable for the agronomic needs of the super-intensive systems in the medium term, in the short term, it is necessary to develop new planting models. The new olive orchards will have to exploit the cultivars currently present in the various olive-growing areas, regardless of their current diffusion and cultivation importance, and favor the increase of productivity, mechanization of harvesting and pruning. As in fruit growing, it will be necessary to focus on “pedestrian olive orchards”, based on plants with small canopies and whose top can be easily reached by man from the ground and climbed over by machines that can carry out, in a targeted way, pesticide treatments, pruning and harvesting.